CinaCulture, storia e natura

Alla scoperta del Tempio dei Lama: storia, colori e tradizioni tibetane

Il Tempio dei Lama è stato uno dei luoghi più particolari che abbiamo visitato a Pechino. Appena arrivati, ci siamo resi conto che qui il ritmo della città cambia: nonostante la presenza di numerosi turisti orientali, l’atmosfera rimane calma, quasi sospesa. L’ingresso è semplice, ma appena varcata la soglia si viene avvolti dal profumo dell’incenso e dai colori vivaci delle decorazioni tibetane.

Uno dei padiglioni dell’ampio tempio

Il tempio, conosciuto anche come Yonghe Gong, ha una storia affascinante: in origine era una residenza imperiale della dinastia Qing, poi trasformata in monastero buddista tibetano nel 1744. Questo doppio passato si percepisce ovunque, dalle sale riccamente decorate ai cortili che sembrano usciti da un’altra epoca.

L’interno di un padiglione

Appena entrati ci hanno consegnato tre bastoncini d’incenso. Li abbiamo accesi e, come fanno i fedeli, abbiamo rivolto tre piccoli inchini verso l’altare. È stato un gesto semplice, ma ci ha fatto sentire parte del luogo, anche se eravamo circondati da gruppi di turisti che facevano lo stesso rituale con grande naturalezza.

Valeria dedita alla preghiera

Il tempio è composto da una serie di padiglioni collegati da cortili. In ogni sala abbiamo trovato statue dorate, drappi colorati e ruote della preghiera tibetane che i visitatori giravano con rispetto. Non abbiamo visto monaci in attività, ma la presenza spirituale del luogo si percepisce comunque: le persone accendono incenso, lasciano offerte, si fermano qualche secondo in silenzio.

Alessandro con l’incenso acceso

La parte che ci ha colpito di più è stata la sala del Buddha Maitreya, una statua alta 18 metri scolpita in un unico tronco di sandalo. Quando siamo entrati ci siamo sentiti minuscoli: la statua è enorme, imponente, e la sua espressione serena trasmette una calma incredibile. È uno di quei luoghi che ti costringono a rallentare e a guardare in alto.

La statua del Buddha Maitreya

Tra una sala e l’altra abbiamo notato molti dettagli curiosi: iscrizioni in quattro lingue (cinese, tibetano, mongolo e manciù), offerte di frutta, bandiere di preghiera e piccoli altari laterali dove i visitatori si fermavano a bruciare incenso. In un cortile, Samuele si è divertito a osservare una ruota della preghiera tibetana, mentre altri turisti la facevano girare con un gesto rapido e preciso.

Anche Samuele che accende i bastoncini d’incenso

Nonostante la grande affluenza, il tempio rimane un luogo sorprendentemente piacevole da visitare. I cortili ampi, i colori vivaci e il profumo dell’incenso creano un’atmosfera unica, diversa da qualsiasi altro sito di Pechino.