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Sequoia National Park: faccia a faccia con un gigante

Nelle montagne della Sierra Nevada, a est della California centrale, esiste un luogo in cui gli alberi non si accontentano di essere semplici comparse: diventano protagonisti assoluti. È lì che abbiamo incontrato il General Sherman, l’essere vivente più voluminoso del pianeta, un albero talmente maestoso da far sembrare qualsiasi altro vegetale… in miniatura.

Visuale dall’alto del Sequoia National Park

La visita è iniziata tra tornanti e panorami montani, con il clima che cambia man mano si sale di quota. All’arrivo, si respira un’atmosfera sospesa, quasi reverenziale. Le sequoie, alte fino a 80 metri, ti accolgono in silenzio, come antichi custodi del tempo.

Alla base del General Sherman

Il General Sherman non è l’albero più alto né il più largo, ma quello con il maggior volume totale: circa 1.500 metri cubi di legno. Ha oltre duemila anni e cresce di anno in anno, nonostante la sua età. Per raggiungerlo si percorre un sentiero facile, ma è il momento dell’incontro che lascia a bocca aperta: ci si trova davanti a una colonna vivente, con la corteccia spessa e color rame che racconta secoli di storia silenziosa.

General Sherman

Il parco fu istituito nel 1890, il secondo più antico degli Stati Uniti dopo Yellowstone. È stato creato per proteggere le sequoie giganti, che nel XIX secolo rischiavano la scomparsa a causa del disboscamento. In realtà, il legno di sequoia è troppo fragile per essere usato nell’edilizia, e molti tagli furono inutili. Questo ha accelerato la creazione di un’area protetta.

La foresta di sequoia

Oltre agli alberi monumentali, Sequoia National Park ospita grotte di granito, sentieri immersi nella natura e altipiani da cui è possibile scorgere, nelle giornate limpide, il profilo della Death Valley. Alcuni ranger ci hanno spiegato che il fuoco controllato, paradossalmente, aiuta le sequoie a vivere: le loro radici si rafforzano, e i semi si aprono solo con il calore intenso.

Un’altra gigantesca sequoia

Il parco è anche parte della cultura americana: nel corso dei decenni, è diventato un simbolo di resilienza e di rispetto per la natura. Camminando tra quei giganti, è impossibile non riflettere su quanto siamo piccoli di fronte al tempo geologico.