I pescatori del Ponte di Galata: vita quotidiana sul Corno d’Oro
Il Ponte di Galata è uno di quei luoghi che raccontano Istanbul senza bisogno di parole. Appena ci siamo avvicinati, Samuele ha iniziato a osservare i pescatori con curiosità: voleva capire cosa pescassero, come lo facessero, e cosa ne facessero poi del pescato. Io e Alessandro, invece, ci siamo lasciati incantare dal panorama: la Moschea di Solimano da una parte, la Torre di Galata dall’altra, e sotto di noi il Corno d’Oro, attraversato da traghetti e gabbiani.

Il ponte attuale risale al 1994, ma la sua storia è molto più antica. Già nel XVI secolo si parlava di costruire un collegamento tra le due sponde, e persino Leonardo da Vinci propose un progetto. Oggi è un punto nevralgico della città, dove si incrociano pendolari, turisti e pescatori.

Questi ultimi sono una presenza costante, dalle prime luci dell’alba fino al tramonto. Armati di canne lunghe e secchi di plastica, pescano sgombri, sardine, palamut (una varietà di tonnetto) e lufer, un pesce azzurro molto apprezzato nella cucina turca. Alcuni lo fanno per passione, altri per arrotondare: vendono il pesce direttamente ai ristoranti sotto il ponte o lo portano a casa per cucinarlo.

Sotto il ponte, al livello inferiore, ci sono ristoranti che servono il famoso balık ekmek: panino con pesce grigliato, cipolla e limone. Alcuni dei pesci pescati finiscono proprio lì, cucinati sul momento. È un esempio perfetto di filiera corta, urbana e spontanea.

Il Ponte di Galata non è solo un luogo di passaggio: è un microcosmo. I pescatori si conoscono, si scambiano consigli, si aiutano. Samuele ha osservato tutto con attenzione, mentre io e Alessandro ci godevamo la vista e il ritmo lento di chi lancia l’amo e aspetta. Istanbul, in quel momento, sembrava tutta lì.