2019 – Atene
Dopo tanti anni, io e Alessandro siamo tornati ad Atene. Una fuga breve, solo due giorni e una notte, ma con un obiettivo ben preciso: acquistare il caffè greco con cui prepariamo i nostri frappè, quello autentico, dal gusto intenso e inconfondibile, che in Italia è praticamente introvabile. Samuele è rimasto a casa, preso dai suoi impegni scolastici e calcistici: stavolta siamo solo noi due! Siamo partiti all’alba da Ciampino e, dopo un volo tranquillo, siamo atterrati ad Atene. Il taxi ci ha portati velocemente in hotel, una struttura centrale e comoda, perfetta per muoversi a piedi. Il tempo di lasciare le valigie e siamo già in strada, pronti a riscoprire la città.

La nostra prima tappa è stata Piazza Syntagma, dove abbiamo assistito al cambio della guardia davanti al Parlamento. I soldati, gli Evzones, indossano un’uniforme tradizionale che include la fustanella (una sorta di gonna plissettata) e le scarpe con pompon neri, chiamate tsarouchia. Ogni passo è studiato, lento e solenne: un rituale che affascina e incuriosisce.

Da lì abbiamo iniziato la salita verso l’Acropoli, ma prima ci siamo fermati al Teatro di Erode Attico, incastonato nella roccia. È uno dei teatri antichi meglio conservati, costruito nel II secolo d.C. da Erode Attico in memoria della moglie.

Ancora oggi ospita concerti e spettacoli, e pensare che artisti come Maria Callas e Luciano Pavarotti hanno cantato lì ci ha fatto venire i brividi. Proseguendo la salita, siamo arrivati all’Acropoli.

Il Partenone ci ha accolti con la sua maestosità. Costruito nel V secolo a.C. in onore di Atena, è considerato il simbolo dell’armonia architettonica.

Alessandro ha notato che le colonne non sono perfettamente dritte: sono leggermente incurvate per correggere l’illusione ottica e dare un senso di perfezione. Un dettaglio che ci ha lasciati a bocca aperta.

Ma l’Acropoli non è solo il Partenone. Prima di scendere verso il centro di Atene, ci siamo soffermati davanti ai Propilei, l’imponente ingresso monumentale che accoglie i visitatori con la sua elegante simmetria.

Camminando tra le colonne doriche e ioniche, abbiamo immaginato l’emozione che dovevano provare gli antichi ateniesi entrando in questo spazio sacro.

Poco più in là, il Tempio di Atena Nike ci ha colpiti per la sua grazia: piccolo, ma perfettamente proporzionato, sorge su un bastione che domina la città. La sua posizione strategica e il nome stesso – Nike, la vittoria – ci hanno fatto pensare a quanto fosse importante per gli ateniesi celebrare i successi militari e proteggere la loro polis. Un luogo che, nonostante le dimensioni ridotte, trasmette una forza simbolica potente.

Dopo aver completato la visita dell’Acropoli (seppur in maniera veloce), siamo scesi lentamente verso il centro, lasciandoci alle spalle la roccia sacra.

Il tardo pomeriggio lo abbiamo dedicato a una passeggiata rilassata tra le vie del quartiere Plaka, il cuore pulsante del centro storico. Stradine acciottolate, balconi fioriti, negozietti di artigianato e profumo di spezie: ogni angolo ci raccontava una storia. È lì che abbiamo trovato il nostro prezioso caffè greco. Missione compiuta!

Prima di rientrare in hotel, ci siamo fermati a cena in una trattoria tipica. Il proprietario ci ha accolti con entusiasmo e ci ha consigliato piatti tradizionali: souvlaki, moussaka e uno tzatziki che Alessandro ha particolarmente apprezzato.

La mattina seguente, dopo una colazione veloce, abbiamo visitato l’Antica Agorà, il cuore pulsante della vita pubblica dell’Atene classica. Qui si svolgevano dibattiti, commerci e incontri filosofici. Il Tempio di Efesto, sorprendentemente ben conservato, domina il sito.

È uno dei templi dorici meglio preservati al mondo. Dalla Stoà di Attalo, ricostruita negli anni ’50, si vede passare il treno moderno: un contrasto affascinante tra antico e presente.

Passeggiando tra le rovine, ci siamo soffermati sui capitelli delle colonne disseminate nel sito: dorici, ionici e corinzi, ognuno con le sue peculiarità. I dorici, sobri e massicci, parlano di forza e semplicità; gli ionici, con le loro volute eleganti, sembrano quasi danzare nella luce del mattino; i corinzi, più rari ma finemente scolpiti con motivi vegetali, ci hanno colpiti per la loro raffinatezza.

Alessandro si è divertito a riconoscerli e a fotografarli, come se stesse componendo un piccolo catalogo personale. È incredibile pensare che questi frammenti, apparentemente silenziosi, abbiano assistito a dibattiti filosofici, scambi commerciali e momenti di vita quotidiana dell’Atene antica.

Abbiamo raggiunto l’Arco di Adriano, costruito nel 131 d.C. per celebrare l’imperatore romano. Curioso notare che su un lato è inciso “Questa è Atene, la città di Teseo”, mentre sull’altro “Questa è la città di Adriano, non di Teseo”, quasi a voler marcare il passaggio tra l’Atene antica e quella romana.

La nostra ultima tappa è stata lo Stadio Panathinaiko, interamente in marmo bianco. È lì che si sono svolti i primi Giochi Olimpici moderni nel 1896.

Alessandro è rimasto colpito dalla pista ma anche dal museo: torce olimpiche, medaglie, cimeli sportivi… ha scattato foto a ogni angolo e si è perso tra le storie degli atleti.

Nel pomeriggio siamo tornati in aeroporto. Con il caffè greco ben custodito nello zaino e il cuore pieno di immagini, saliamo sull’aereo. Due giorni intensi, pieni di bellezza, storia e sapori. Atene ci ha accolti come una vecchia amica, e anche se breve, questa gita ci ha regalato momenti preziosi da custodire.