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2008 Kuala Lumpur, Singapore e Bali

La nostra principale vacanza estiva ha come meta il Sud-est asiatico e precisamente tre dei luoghi più conosciuti, iconici e turistici della zona, ovvero Kuala Lumpur, capitale della Malesia, la città-stato di Singapore e l’isola di Bali, principale destinazione indonesiana per gli amanti del mare e della cultura locale..

In volo con la Malaysia Airlines

Arriviamo a Kuala Lumpur con un volo notturno della Malaysia Airlines, molto confortevole e con personale gentilissimo. L’aeroporto è immenso ma fortunatamente le procedure per l’accesso nel Paese sono rapide. Raggiungiamo quindi il centro città, dove è situato il nostro hotel, il Renaissance, con il KLIA Express, un veloce treno che impiega circa mezz’ora per coprire i 50 km che separano l’aeroporto dalla principale stazione ferroviaria della capitale malese.

Le Twin Towers

Svolte le consuete formalità, lasciamo l’hotel per un primo assaggio della città dirigendoci in quello che è uno dei luoghi simbolo di KL: le Petronas Towers, distanti poche centinaia di metri dall’albergo. Le torri gemelle, le più alte al mondo con i loro 452 metri, si elevano verso il cielo bellissime e imponenti e la zona circostante è molto verde e curata, con anche un’ampia piscina pubblica per i bambini dove si divertono tranquillamente sotto gli occhi attenti dei genitori.

La piscina pubblica sotto le Torri

Progettate dall’architetto argentino-americano César Pelli, con il contributo di ingegneri malesi e designer filippini nei primi anni ’90, per vedere terminata l’opera sono dovuti passare oltre 7 anni anche a causa della conformazione rocciosa del terreno sottostante che ha richiesto che le fondamenta dell’edificio raggiungessero la profondità record di ben 120 metri! Rimaniamo molto colpiti non solo dall’altezza ma anche dall’aspetto austero ed allo stesso tempo elegante dato alla struttura dal rivestimento esterno in vetro ed acciaio inox.

Alla base delle Petronas Towers

Scattiamo qualche foto, facciamo un giro all’esterno per prendere conoscenza del posto, quindi ci dirigiamo verso il Kuala Lumpur Convention Centre, un grande centro commerciale con all’interno un acquario tra i più importanti del Continente, situato alla base delle Petronas Tower. Samuele ci trascina letteralmente alla visita di questo vero e proprio parco marino ed effettivamente non rimaniamo delusi dall’attrazione, soprattutto dal lungo tunnel subacqueo di vetro da cui si possono osservare le più grandi specie viventi ospitate dall’acquario.

Uno squalo che ci passa sopra la nostra testa

Per la cena optiamo di mangiare nella Food Court del centro commerciale, quindi stanchi per la lunga giornata ed in parte frastornati dal fuso orario ce ne ritorniamo in albergo per la notte.

Buona parte della mattinata seguente la trascorriamo ancora alle Twin Towers per completare la visita anche dell’interno dei due grattacieli. Saliamo fino al quarantunesimo piano per attraversare lo Skybridge, il secondo ponte sospeso più alto al mondo (171 metri) che collega le due strutture gemelle.

All’interno delle Petronas Tower

La vista dall’alto è fantastica e Samuele rimane affascinato dall’osservare il panorama della città da un punto di osservazione così particolare. Riprendiamo il velocissimo ascensore per ritornare alla base della Torre e, dopo una rapida visita ad una sorta di museo dedicato all’azienda statale Petronas, con tanto di esposizione di una macchina di formula 1, usciamo dall’edificio per proseguire il nostro giro turistico.

Vista dall’alto delle Torri

Fermiamo facilmente uno dei taxi che scorrazzano in città, presenti in ogni dove, e ci facciamo portare a Dataran Merdeka, una piazza storica della capitale malese dove nel 1957 è stata celebrata l’indipendenza dal dominio inglese.

Merdeka Square

Qui si trova il Palazzo del Sultano Abdul Samad, un sontuoso edificio completato a fine del 1800, oggi sede del Ministero dell’Eredità, dell’Arte e della Cultura. Decidiamo di fermarci per il pranzo, approfittando di un piccolo locale che serve dell’ottimo nasi goreng, ovvero riso fritto che mangiamo insieme a freschi frutti di mare.

Completiamo la visita della zona ammirando il Royal Selangor Club, la Cattedrale di Santa Maria, una delle principali chiese anglicane della Malesia e la Moschea Masjid Jamek, la più antica della città.

Facciamo pochi passi quindi raggiungiamo un altro luogo da non perdere: il Central Market, uno dei fulcri della cultura e della storia malese, tanto da essere stato classificato dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Il mercato lo troviamo molto affollato di turisti, intenti nella ricerca del souvenir ideale da riportare a casa tra i vari articoli di artigianato locale, batik, abiti, borse ed oggetti per la casa ed ovviamente anche noi ne approfittiamo per qualche acquisto.

Frutta particolare al mercato

La giornata è stata emozionante ma anche questa lunga e siamo tutti molto stanchi, soprattutto Samuele: decidiamo così di prendere un taxi e tornare in albergo per la cena.

Abbiamo infatti visto che il ristorante interno ha un menù invitante e decidiamo di provarlo. Assaggiamo un piatto di mie goreng, degli spaghetti fritti con verdure che Alessandro si fa preparare molto “spicy” e poi un paio di portate di pesce fresco che mangiamo con gusto! Porzioni abbondanti, qualità buona e prezzo adeguato: veramente una piacevole sorpresa!

Cena in Hotel

Prima di prendere sonno, rimaniamo qualche minuto ad ammirare lo spettacolo delle Torri illuminate dalla camera del nostro albergo, degna conclusione di una splendida giornata che ci ha permesso di scoprire alcune delle principali attrazioni della capitale malese.

Il giorno seguente, dopo un’abbondante colazione, ci facciamo portare da un taxi al Bird Park, il parco degli uccelli di Kuala Lumpur, situato all’interno dei Giardini Botanici di Perdana, a 10 minuti di auto dal centro città.

La struttura è costituita in larga parte da una grandissima voliera, tra le più ampie dell’emisfero australe dove vivono all’interno circa 3000 uccelli di più di 200 specie diverse.

Simpatici pappagallini nel Bird Park

La mascotte del Parco è il bucero o hornbill, così chiamato per il corno posizionato sopra il becco; gli uccelli non pericolosi si trovano tutti liberi nella struttura ed è possibile interagire con loro, senza comunque infastidirli, un’esperienza unica per Samuele, un poco meno per la mamma che ha paura dei volatili!

All’interno del Parco

È possibile anche dar da mangiare agli uccelli e Samuele non esita ad offrire della verdura agli struzzi e, con molta più attenzione in quanto potenzialmente pericoloso, a due bellissimi casuari, animali tipici dell’Australia, che per la prima volta ha la fortuna di osservare dal vivo.

Il casuario

Trascorriamo la giornata in gran parte all’interno del parco dove pranziamo nel suo semplice ma pulito ristorante, immersi nella rigogliosa natura, con piccoli pappagalli che ci svolazzano a pochi metri da noi ed alcune volte tentano anche di prendere qualche boccone di cibo direttamente dal piatto!!!

Nel primo pomeriggio usciamo dalla voliera e, non ancora sazi di animali, visitiamo il limitrofo Butterfly Park, uno dei più grandi parchi di farfalle al mondo con all’interno oltre 5000 esemplari di questo splendido animale.

Butterfly Park

Anche in questo caso si passeggia all’interno di una gigantesca voliera con una moltitudine di farfalle dai colori vivaci che non esitano a posarsi in diverse circostanze sui nostri vestiti. Samuele le ammira quasi con timore reverenziale e, seguendo i suggerimenti dei vari addetti del Parco, non osa toccarle per timore (giustamente) che il contatto diretto con la pelle umana possa danneggiarle.

Prima di rientrare in hotel raggiungiamo la vecchia stazione centrale di Kuala Lumpur, sostituita solo nel 2001 dalla KL Sentral. Oggi è di fatto una sorta di monumento d’arte riconosciuto per il suo mix di stili che unisce l’orientale all’occidentale. Ritorniamo quindi in hotel con l’obiettivo (perfettamente riuscito) di bissare l’ottima cena degustata la sera prima!

Il giorno seguente ci alziamo di buon ora (ormai abbiamo tutti completamente smaltito il fuso orario) e noleggiamo un taxi per visitare i dintorni della moderna città ed in particolare il santuario Indù delle Batu Caves.

Batu Caves

Le grotte Batu, il cui nome deriva dal fiume Sungai Batu che scorre nelle vicinanze, si trovano all’interno di una collina calcarea ed è un luogo veramente molto suggestivo oltre che uno dei principali santuari induisti al di fuori dell’India.

Il sito è dedicato a Lord Murugan, ovvero il dio indù della guerra, rappresentato all’ingresso da un’enorme statua, alta 42 metri, costituita da cemento, barre d’acciaio e vernice d’oro, importati dalla vicina Thailandia, che è considerata la più alta al mondo di questa divinità.

Quasi in cima alla scalinata

Oltrepassata la statua iniziamo la salita della lunga scalinata, composta da 272 gradini, circondati da una fitta vegetazione e soprattutto da curiosissimi macachi che si avvicinano senza paura sia ai turisti che ai devoti locali che si recano al santuario. Samuele ovviamente è molto preso da questi simpatici animali che saltano velocissimi da un punto all’altro in cerca di qualcosa da mangiare o da rubare ai visitatori. Evitiamo per sicurezza di toccare le scimmie e soprattutto di farle avvicinare troppo a Samuele ed entriamo all’interno della grotta: l’atmosfera è sacrale e raccolta da far quasi paura, con i devoti induisti che sono ormai in netta maggioranza rispetto a noi turisti, ma lo scenario naturale della roccia è magnifico.

Un macaco si mangia una bella banana

Si dice che il calcare delle grotte abbia circa 400 milioni di anni e che l’intera area è stata scoperta per caso nel 1860, da alcuni coloni cinesi mentre scavavano guano per fertilizzare i loro terreni. Rimaniamo diverso tempo ad osservare il tempio e le persone che ci ruotano intorno, presi da questo luogo magico che unisce natura, storia e religione. Restiamo molto colpiti anche dai diversi santuari indù presenti all’interno delle grotte, in particolare in quella più grande, la Cathedral Cave.

Valeria in preghiera

Rientriamo quindi in città non prima di esserci fermati per pranzo in un piccolo ristorante tipico ed aver visitato uno centro artigianale locale di scarso interesse. Ci facciamo lasciare dal tassista alla base della Torre di Kuala Lumpur, la settima più alta al mondo con i suoi 421 metri (inclusa l’antenna posta alla cima).

Breve passeggiata in un piccolo lembo di foresta conservata
in piena città presso la collina Bukit Nanas

Costruita sopra la collina Bukit Nanas, è conosciuta dalla popolazione locale come KL Tower ed è stato, prima dell’ultimazione delle Twin Tower, l’edificio più alto della Malesia con tanto di belvedere situato ad oltre 400 metri, dal quale ci godiamo lo splendido panorama della città mentre il sole inizia a tramontare.

Uno dei pochi momenti di relax a Kuala Lumpur: la piscina del Reinassance

Questa è di fatto l’ultima attrazione che visitiamo della capitale malese. Infatti la mattina seguente lasciamo Kuala Lumpur con un pullman molto confortevole della Aeroline alla volta di Singapore che raggiungiamo dopo circa 7 ore di viaggio.

Viaggio verso Singapore

Il tragitto è lungo ma la comodità dei posti, un paio di soste e soprattutto la vista di un paesaggio tropicale che cambia costantemente fanno trascorrere il tempo con molta tranquillità e ci ritroviamo nel primo pomeriggio in pieno centro a Singapore senza avvertire alcuna stanchezza.

Al confine tra Malesia e Singapore

Lasciati i bagagli in hotel, dato che siamo riposati perché sul pullman abbiamo dormito parecchio (e bene…) ci facciamo portare da un taxi direttamente allo zoo cittadino, una delle principali attrazioni per bambini essendo peraltro possibile effettuare anche uno stravagante safari notturno. Samuele è super eccitato perché gli animali sono la sua passione e per la prima volta può rimanere all’interno del parco anche di notte.

Se nel pomeriggio passeggiamo all’interno di questo immenso parco ad osservare i classici animali, la sera l’atmosfera è più particolare. Si sale infatti su dei piccoli tram per un giro della foresta che ricrea 7 zone geografiche del mondo e si osservano tutti gli animali tipicamente notturni liberi nella giungla, come ad esempio i tapiri. Terminato il tour, abbiamo il tempo di assistere ad un divertente spettacolo con i serpenti, con Samuele in prima fila per nulla intimorito (a differenza mia…): un vero spasso!

Allo zoo di Singapore

Il mattino seguente cominciamo la nostra vera e propria visita della bellissima e moderna città. Samuele apprezza molto i numerosi grattacieli ed i palazzi dalle forme geometriche stravaganti, rimanendo soprattutto colpito dal simbolo della città che è rappresentato da una statua col corpo da pesce e la testa da leone, il Merlion. Purtroppo quello autentico è in ristrutturazione e dobbiamo accontentarci di una sua piccola e simbolica copia posta vicino all’originale, ma tutto il luogo antistante è affascinante, tanto più che ci troviamo proprio alla foce del fiume.

Il piccolo Merlion (alle spalle l’originale in ristrutturazione)

Facciamo pochi passi e siamo all’esterno del lussuoso hotel Raffles che da oltre un secolo ha ospitato le persone più illustri e famose in visita a Singapore, tra cui Joseph Conrad, Ava Gardner, Grace kelly, la regina Elisabetta, il re del pop Michael Jackson e più recentemente il principe William e Kate Middlenton.

Singapore

Seguiamo il canale e raggiungiamo facilmente il caratteristico quartiere di Clarke Quay, pieno di locali, ristoranti e centri commerciali. Ne approfittiamo per riempire le nostre pance con degli ottimi noodles singaporeni mangiati in un food court della zona con vista sul fiume. Nel primo pomeriggio decidiamo di prendere uno dei tanti battelli turistici che solcano il canale per fare un piacevole giro ed avere una visuale diversa della futuristica città.

Giro in battello

Rimaniamo affascinati soprattutto dalla meravigliosa baia che si apre alla foce del canale, Marina Bay, dove la mattina avevamo già ammirato il Merlion.

Scorcio di Singapore ed i suoi grattacieli

Continuiamo a passeggiare in zona, raggiungendo una struttura dalla particolare architettura a forma di durian: l’Esplanade – Theatre on the bay. Si tratta di un centro di arti dello spettacolo, con tanto di sala da concerto da 1600 posti ed un teatro con capacità di 2000 spettatori.

Sullo sfondo l’Esplanade

Per la cena torniamo lungo il canale, nella luminosissima zona di Clarke Quay, scegliendo quasi a caso uno dei tanti locali con tavoli all’aperto. I prezzi non sono economicissimi ma il cibo è buono e soprattutto la vista dei grattacieli illuminati merita ampiamente la spesa effettuata.

La giornata successiva la trascorriamo interamente nella visita dell’isola di Sentosa. La raggiungiamo con la cabinovia che prendiamo dal Monte Faber e che attraverso il porto di Keppel, arriva proprio al centro della splendida isoletta orientale.

Vista dalla cabinovia

Il panorama dall’alto, nonostante la pioggia, è fantastico, la baia è davvero immensa ed una volta attraversata, arriviamo proprio nel bel mezzo della meravigliosa foresta di Sentosa che prima avevamo ammirato dall’alto.

Appena scesi ci immergiamo subito nell’atmosfera divertente e turistica di questo immenso parco visitando Underwater World dove all’ingresso si possono toccare le razze che si avvicinano alle mani dei visitatori senza alcuna paura.

Underwater World

Samuele non vorrebbe mai andarsene da questa vasca ma finalmente riusciamo a convincerlo e all’interno ammiriamo un enorme varietà di pesci di ogni specie rimanendo colpiti in particolare dai più grandi come gli squali ed il dugongo. L’acquario è veramente bello, tra i migliori fin qua da noi visitati.

Un’altra attrazione che ci sorprende ma che soprattutto manda in visibilio Samuele sono lo spettacolo con i delfini rosa, animali abbastanza rari che non avevamo mai visto primo. Questi esemplari sono stupendi, sembrano creature uscite dal mondo delle fiabe!!!

Passeggiamo all’interno dell’isola, alternando tratti affollati da turisti a piccoli sentieri immersi nella foresta. Ci sono diverse attrazioni e decidiamo di rimanere sempre in tema di natura visitando il Butterfly Park, una voliera con all’interno centinaia si farfalle colorate e dalle diverse dimensioni.

La giornata passa velocemente e prima di lasciare Sentosa ci cimentiamo in una divertente corsa virtuale all’interno di una sorta di grande cinema con effetti speciali ultramoderni.

Rientriamo a Singapore con la cabinovia che è già notte. L’atmosfera è molto suggestiva perché è tutto illuminato, sia il percorso che ogni attrazione presente nell’isola ed ovviamente i grattacieli del porto.

Siamo affamati, avendo a Sentosa mangiato solo qualche snack presi come eravamo dalle attrazioni presenti e pertanto decidiamo di fermarci a cena in un ristorante brasiliano “all you can eat” posto proprio vicino alla funicolare. Il cibo è ottimo, il servizio impeccabile e soprattutto molto divertente per Samuele che, come ogni commensale, deve mostrare il disco verde o rosso a seconda se vuole essere servito oppure passare alla portata successiva.

Il ristorante brasiliano

Rientriamo in hotel in tarda serata, motivo per il quale la mattina successiva decidiamo di dormire un poco di più del solito.

Dedichiamo la prima parte della giornata alla visita di Chinatown, un quartiere molto esteso e piacevole, dove i turisti amano fare shopping di prodotti etnici economici e mangiare specialità asiatiche. Qui vi sono anche molti templi buddisti davvero belli come il Buddha Tooth Relic, dove è conservata la reliquia del dente di Buddha, molto venerata dai fedeli che numerosi si recano in visita con candele, incensi e fiori. Il tempio è notevole anche per la bellezza dell’architettura e il museo sito ai piani superiori, completamente gremito di turisti e fedeli.

Tempio Sri Mariammam nel quartiere Chinatown

Lasciato il quartiere cinese e fatta una breve sosta in centro per il pranzo, riprendiamo la metro per raggiungere Little India, altra zona della città che merita di essere visitata per la sua particolarità, i suoi colori, la sua gente e i suoi profumi.

Qui visitiamo il bellissimo tempio hindu di Sri Veeramakaliamman, caratterizzato da una piramide di statue colorate. Entriamo togliendoci le scarpe, cosa che diverte sempre molto il piccolo Samuele, ed osserviamo la pratica delle offerte di cibo agli dei.

Si rientra in albergo in risciò

L’ultima sera a Singapore la trascorriamo mangiando dell’ottimo pesce fresco in un locale sulla riva del canale, a pochi passi dalla Marina Bay. Prezzo abbastanza caro ma giustificato ampiamente dal contesto e dalla qualità del cibo.

La mattina seguente lasciamo la splendida città asiatica per raggiungere la nostra ultima meta del viaggio: Bali. Atterriamo in Indonesia in tarda mattinata, dopo un breve e confortevole volo della Singapore Airlines. Qui alloggiamo all’hotel Sanur beach, direttamente sulla spiaggia a pochi chilometri dalla città di Denpasar.

Singapore Airlines

L’albergo è molto bello, ricco di verde, con una splendida piscina dalla quale si vede anche il mare.

La piscina del Resort sul mare

Ci trascorriamo dieci giorni tra relax, passeggiate e bagni, gustando un’ottima cucina locale. Una delle prime sere abbiamo anche la fortuna di assistere ad uno spettacolo di danze tipiche in costume con tanto di cena a buffet. Le danzatrici sono bellissime, con il viso truccato in modo perfetto, i capelli lunghi e neri e gli abiti coloratissimi. Al termine dello spettacolo siamo coinvolti anche noi turisti nel ballare sul palco e la serata si conclude con la classica foto di gruppo.

Le danzatrici balinesi

Dopo alcuni giorni di completo svago trascorso nel resort, decidiamo di effettuare un’escursione di un’intera giornata alla scoperta dell’isola in compagnia di un autista con guida in lingua italiana. Come prima tappa veniamo condotti in una tipica casa balinese, dove vive una famiglia di 6 persone. Rimaniamo colpiti dall’ordine che regna all’interno della modesta struttura e di come cercano di limitare al massimo gli sprechi ed il superfluo. Bellissimi sono i due piccoli bambini che prestano le loro attenzioni a Samuele e con il quale, in pochi minuti, sembrano fare amicizia portandolo in giro per il giardino e mostrandogli alcuni animali da cortile, tra cui uno splendido gallo che, scopriamo dalla guida, essere però utilizzato per la (triste e barbara) lotta tra consimili.

Il gallo da combattimento

Dopo pochi chilometri fatti in un traffico intenso, elemento tipico dell’isola che ci accompagnerà per l’intera giornata, raggiungiamo la Monkey Forest ad Ubud, un lembo di foresta con tanto di piccoli templi sparsi e soprattutto decine e decine di macachi che si avvicinano per nulla timorose della presenza dei turisti.

Queste sono in pratica l’attrazione principale del luogo e Samuele rimane incantato nel vedere questi curiosi animali saltare e giocare a pochi metri da noi.

Un tempio all’interno della Monkey Forest

In secondo piano passa infatti la presenza del Tempio dei Morti, il Pura Dalem Agung, uno dei principali del sito e dedicato proprio al tema della morte, molto sentito nella mitologia indonesiana.

Nel mentre la guida ci raccontava in auto proprio delle tradizioni legate al culto dei morti, ci imbattiamo nei preparativi per la cerimonia di cremazione di un importante personaggio locale deceduto alcuni giorni prima. Diversi uomini sono intenti nei preparativi di una pira alta una decina di metri e nelle vicinanze donne ed altri uomini, prevalentemente anziani, vestiti con abiti locali colorati, sono dediti alle preghiere ed alle sistemazioni delle offerte di cibo. Sembra di assistere ad una festa, tanto si respira un clima di serenità tra i partecipanti.

La pira in corso di allestimento

Per il pranzo veniamo accompagnati in un ristorante tipico posto tra i twin lake, i laghi gemelli, uno splendido posto panoramico dal quale si possono osservare questi due specchi d’acqua separati da un piccolo lembo di terra e circondati da una rigogliosa vegetazione.

Dopo un buon pranzo a buffet, riprendiamo il nostro tour privato per raggiungere una zona ricca di risaie, disposte a terrazza, al fine di poter sfruttare al meglio il terreno. La guida ci dispensa di spiegazioni circa la qualità del riso (ne esistono in buona sostanza di quattro tipi), i tempi di coltivazione, le modalità di irrigazione e di raccolta. Samuele ascolta interessato ed osserva con molta curiosità la zona e soprattutto alcune donne che con fatica lavorano nei campi.

Risaie a terrazza

L’autista ci fa fare una breve sosta presso una piccola piantagione di caffè, dove ne osserviamo le piante, la loro lavorazione ed in ultimo gustiamo una deliziosa bevanda calda. Samuele ha la fortuna di vedere per la prima volta anche l’albero del cacao con la guida che gli spiega anche i processi di lavorazione e la sua trasformazione finale nel cioccolato!!!

Prima di rientrare in hotel, facciamo un’ultima sosta al Pura Tirta Empul, il tempio della purificazione, un articolato complesso di ambienti che ruotano tutti intorno ad una fonte naturale considerata sacra dai balinesi. Per entrare dobbiamo indossare dei parei per coprire le gambe e Samuele una cinta di stoffa intorno la vita.

Ingresso al Tempio

L’area centrale del tempio ospita un grande bagno rettangolare ove si svolge il rito della purificazione mentre tutt’intorno ci sono altre vasche, piscine e laghetti immersi nella vegetazione.

La vasca principale del Tempio

Ritorniamo al Sanur Beach giusto in tempo per la cena, stanchi per la lunga giornata ma molto felici per l’esperienza vissuta, un perfetto mix tra cultura, religione e natura.

In piscina al Sanur Beach

Dopo altre piacevoli giornate passate a prendere il sole, mangiare in uno dei diversi ristoranti presenti nella struttura, giocare con Samuele e soprattutto rilassarsi in un contesto veramente bello, è ora di tornare a casa.

Il dispiacere di dover riprendere il tran tran quotidiano è lenito dalla consapevolezza di aver conosciuto luoghi splendidi, ricchi di tradizioni, storia ed una cultura molto diversa dalla nostra.

Volo di rientro Malaysia Airlines

Il viaggio ha inoltre unito località molto differenti tra loro: Singapore con la sua modernità e pieno rispetto delle regole, Kuala Lumpur con la sua voglia di diventare una città sempre più moderna e cosmopolita ed in ultimo Bali, un’isola dove, nonostante un turismo sempre più frenetico e disordinato, si riesce ancora a percepire chiaramente il legame della popolazione con le loro antiche tradizioni.

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